Si è spento domenica 2 Novembre, nel giorno della commemorazione dei defunti, al Pio Albergo Trivulzio di Milano, Domenico Leccisi, l’uomo che nella notte tra il 22 e il 23 aprile 1946 trafugò la salma di Benito Mussolini.

Il Leccisi, deputato Msi dal 1953 al 1963, è noto per aver individuato le spoglie dell Duce sepolte in assoluto anonimato nel cimitero milanese di Musocco e per averle trafugate con l’aiuto di due compilici. La salma venne poi affidata al convento di Sant’Angelo. In seguito, recuperate dalle autorità, le spoglie vennero trasportate nel convento dei cappuccini di Cerro Maggiore nei pressi di Legnano. Vi rimasero fino al 1957 quando il governo le restituì alla famiglia che ne dispose sepoltura a Predappio.

La vicenda è raccontata nel libro ‘La salma nascosta - Mussolini dopo piazzale Loreto da Cerro Maggiore a Predappio (1946-1957)’, di Fabio Bonacina, edito da Vaccari. Per maggioti informazioni cliccare qui

Dichiarato inammissibile il ricordo di Guido Mussolini dalla prima sezione penale della Cassazione. I legali del nipote del Duce non escludono nuove istanze magari legate all’emergere di nuovi elementi sulla vicenda. Di seguito l’eco sulla stampa della notizia della decisione della Cassazione.

Roma, 10 apr. (Adnkronos) - Non ci sara’ nessuna inchiesta sulla morte di Benito Mussolini. Lo ha deciso la prima sezione penale della Cassazione dichiarando inammissibile il ricorso presentato da Guido Mussolini, il nipote del Duce, che si era opposto alla decisione del gip di Como dello scorso ottobre di archiviare l’inchiesta sulla morte del nonno. Il Duce venne ucciso il 28 aprile del 1945 con Claretta Petacci a Giulino di Mezzegra nel comasco e la difesa di Guido Mussolini chiedeva di non archiviare l’inchiesta sulla morte del Duce sostenendo che si trattava di un prigioniero di guerra e che la sua morte andava trattata alla stregua di quella di un capo di Stato. La Cassazione non ha condiviso la linea difensiva e si e’ allineata alle richieste del pm Alfredo Montagna che aveva chiesto di archiviare l’inchiesta sulla morte.

(Dav/Pe/Adnkronos)
10-APR-08 18:23

Morte di Mussolini, per la Cassazione l’inchiesta va archiviata

La Cassazione ha chiuso definitivamente - almeno per questa fase - il procedimento e le indagini sull’uccisione di Benito Mussolini, aperti lo scorso anno su iniziativa di Guido, nipote del duce. Ieri sera, la prima sezione penale ha infatti dichiarato inammissibile il ricorso presentato dal discendente di Mussolini contro l’archiviazione del caso disposta lo scorso primo ottobre dal gip di Como. Contro la riapertura delle indagini e dell’inchiesta sull’uccisione di Benito Mussolini si era pronunciato nella stessa giornata di ieri anche il procuratore generale della Cassazione, Alfredo Montagna.
Le motivazioni addotte a favore della prosecuzione del procedimento da parte dei legali del nipote del duce, Carlo Morganti e Luciano Randazzo, vertevano sul fatto che la motivazione del gip fosse ‘meramente apparente’ e che l’omicidio di Mussolini non potesse essere dichiarato prescritto ‘perché non si tratta di un omicidio ordinario ma dell’uccisione di un capo di Stato in violazione della legge sui prigionieri di guerra’.
«Posso già dichiarare - ha dichiarato ieri sera l’avvocato di Guido Mussolini, Luciano Randazzo - che comunque non ci fermeremo qui e siamo pronti a presentare una nuova richiesta di riapertura del caso». I legali di Guido Mussolini, in effetti, sostengono da tempo di avere nuove prove sull’esecuzione del duce.
«Esistono le ormai famose carte inglesi custodite nell’archivio storico britannico - sostiene Randazzo - oltre ai filmati presenti in una sede americana della Cia. Si tratta di elementi importanti e già da tempo avevamo chiesto l’acquisizione di queste nuove prove, che però ci è sempre stata negata. Siamo pronti ora a presentare una nuova richiesta di riapertura delle indagini alla luce di queste prove che a nostro avviso non possono essere trascurate».
Riguardo al filmato, secondo le ricostruzione dei legali di Guido Mussolini, negli archivi dei servizi segreti statunitensi vi sarebbe ben più di un semplice documento sulla fine del duce. Nella sede di Langley, in Virginia, sarebbe conservato e tuttora archiviato come top secret un filmato di tre minuti sui fatti di Giulino di Mezzegra. Si tratterebbe di un documento ripreso da un videoamatore e subito fatto sparire.
L’avvocato Randazzo, nell’autunno scorso, parlò anche di un aggancio diretto con alcune fonti americane per recuperare il filmato. Uno scenario che finora non si è tradotto in pratica. Secondo la vulgata ufficiale, Benito Mussolini, insieme con la storica amante Claretta Petacci, venne ucciso da un commando di partigiani comunisti il 28 aprile 1945 a Giulino di Mezzegra davanti al cancello di Villa Belmonte poco dopo le 16 del pomeriggio. Negli anni, però, la versione è stata ripetutamente messa in dubbio.

Corriere di Como online - Venerdì 11-04-2008 15:02

«L’uccisione di Mussolini fu legale»

ROMA – Non ci sarà un processo sull’uccisione di Benito Mussolini, l’uomo che per più di vent’anni tenne l’Italia sotto la dittatura fascista: lo ha deciso la Cassazione che non ha accolto la richiesta di Guido, uno dei nipoti del duce, di riaprire l’inchiesta sugli ultimi momenti di vita del nonno.
Con la decisione della Suprema Corte – Prima sezione penale – è stata scartata l’ipotesi che la morte di Mussolini sia stata commissionata dagli inglesi ai partigiani di Luigi Longo. E che, dunque, si sia trattato dell’omicidio di un Capo di Stato deciso da una nazione straniera e sul quale la prescrizione non è maturata. Anche la Procura di Piazza Cavour, rappresentata da Alfredo Montagna, aveva chiesto che il reclamo del figlio di Vittorio Mussolini fosse dichiarato «inammissibile» e che venisse confermata l’ordinanza di archiviazione del caso disposta dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Como, competente territorialmente, il 1° ottobre del 2007.
Nel Comasco, infatti, furono uccisi il 28 aprile 1945 – dopo essere stati catturati dai partigiani – il duce e la sua amante Claretta Petacci. Ma il tentativo di riapertura delle indagini è stato fatto dal discendente del “capo” del fascismo solo per quanto riguarda la sorte del nonno. A sostenere la necessità di andare avanti con l’inchiesta sono stati gli avvocati Carlo Morganti e Luciano Randazzo.
Nonostante l’udienza si sia svolta a porte chiuse senza la partecipazione diretta dei difensori e del Pg che hanno parlato solo con gli atti scritti – come sempre avviene quando la trattazione riguarda solo aspetti procedurali – l’avvocato Morganti (un garbatissimo e mite ma lucido ottantenne) è venuto stamani in Cassazione indossando la toga, come se dovesse parlare innanzi ai supremi giudici. Già prima della decisione, Morganti ha tenuto a dire che anche in caso di “sconfitta” davanti agli “ermellin” «in un futuro, qualora emergessero prove nuove, potremo sempre tornare a chiedere un supplemento di indagini».
Adesso i supremi giudici hanno trenta giorni di tempo per depositare le motivazioni del verdetto che pone fine al tentativo di riscrivere la storia e di portare sul banco degli imputati i partigiani ancora in vita e coinvolti nella fine di Mussolini. Si dilegua così anche il rischio che rogatorie – della magistratura italiana dirette a Downing Street - creino crisi diplomatiche.

laGazzattadelMezzogiono.it 11/4/2008

Ci ha contattati Cecilia Piti che, per la realizzazazione di un documentario per la Redazione di Storia Contemporanea della seconda rete tedesca ZDF, ricerca contatti con famigliari di Miriam
Petacci o altre persone in grado di dare testimonianza diretta sulla vita e la persona di Claretta Petacci.

Gli interessati che possono dare delle indicazioni o offrire delle testimonianze sono invitati a contattarci e provvederemo a metterli in contatto con la signora Piti.

L’avvocato del nipote del duce, Luigi Randazzo, sostiene l’esistenza di un filmato sulla fine del Duce (e forse anche sull’esecuzione di Claretta Petacci) che si troverebbe nella sede centrale della Cia a A Langley, in Virginia. Il filmato, di tre minuti, sarebbe tuttora archiviato come top secret e quindi inaccessibile agli organi di stampa.
Riportiamo, di seguito, l’articolo di Paolo Moretti su quest’ultimo giallo apparso sul Corriere di Como On Line il 03-10-2007 .

Caccia al filmato segreto della Cia sull’uccisione di Benito Mussolini
Il legale del nipote del duce non si rassegna. Adesso cerca negli Usa

È l’acronimo onnipresente in ogni intrigo internazionale che si rispetti. Ovviamente non poteva mancare nel giallo storico per eccellenza: le ultime ore di Benito Mussolini. L’avvocato del nipote del duce, Guido, ne è sicuro: un tassello di quell’enorme mosaico chiamato verità sulla morte del dittatore fascista passa anche da Langley, la sede centrale della Cia. Negli archivi dei servizi segreti statunitensi, secondo l’avvocato Luciano Randazzo, vi sarebbe ben più di un semplice documento sui fatti di Mezzegra. A Langley, in Virginia, sarebbe conservato (e tuttora archiviato come top secret, a dispetto del Freedom of Information Act, che dispone la desecretazione dei documenti anche riservati dopo cinquant’anni) nientemeno che un filmato sulla fine del duce.
Se la magistratura ha messo la parola fine sulla morte di Mussolini, lo stesso non può certo dirsi per l’avvocato Luciano Randazzo, che poche ore dopo l’archiviazione definitiva del fascicolo d’inchiesta sui fatti di Mezzegra aveva esclamato: «Noi andiamo avanti». E che ora rivela: «Ho notizie certe e affidabili riguardo l’esistenza di un filmato di tre minuti conservato a Langley, nella sede centrale della Cia, con le immagini dell’esecuzione di Benito Mussolini. Si tratterebbe di un documento ripreso da un videoamatore e subito fatto sparire. Ora, grazie a una nostra fonte, siamo riusciti a scoprire dove si trova. E intendiamo chiederne una copia».
Passa per gli archivi militari e civili l’inchiesta parallela che il legale di Guido Mussolini, assieme ad alcuni appassionati di storia, vuole proseguire a dispetto dell’archiviazione del fascicolo d’indagine. In realtà l’avvocato romano sperava che a chiedere l’acquisizione dei nuovi documenti fosse direttamente la Procura di Como. Dopo la decisione del giudice per le indagini preliminari, Nicoletta Cremona, di chiudere l’indagine e dichiarare definitivamente archiviato il caso, l’intenzione del legale - e dell’erede di casa Mussolini - è di procedere da soli.
La vera e propria caccia al tesoro alla ricerca della verità sulle ultime ore del duce passa, in particolare, da Inghilterra e Stati Uniti. Nel regno di Sua Maestà, per la precisione nell’archivio di Stato di Richmond, non lontano da Londra, ci sarebbe la lettera datata 1944 con la quale un agente inglese infiltrato nei partigiani avrebbe sottoposto a Winston Churchill in persona il progetto per eliminare Benito Mussolini. Negli States, invece, sarebbero presenti numerosi documenti definiti «interessanti» se non addirittura «risolutivi» dall’avvocato Randazzo, e custoditi - oltre che nel già citato archivio della Cia a Langley - nell’archivio della Marina militare Usa a Washington, nell’archivio governativo, sempre a Washington, e in un paio di archivi privati di appassionati di documenti storici.
«È nostra intenzione andare fino in fondo - conferma il legale di Guido Mussolini - Quanto prima partiremo per Londra e stiamo aspettando notizie certe sul filmato che, secondo la nostra fonte, potrebbe essere custodito in copia anche presso la presidenza del Consiglio dei ministri, a Roma». L’avvocato Randazzo non fa un passo indietro sull’ipotesi che lui ritiene la più accreditata, sulla morte di Mussolini: quella del complotto internazionale, con il coinvolgimento di agenti dei servizi segreti inglesi inviati a caccia del carteggio tra il duce e Churchill.
In un passaggio del decreto di archiviazione, pur non sposando alcuna tesi, il giudice di Como ha definito «argomentata e motivata» la ricostruzione proposta dal professor Aldo Alessiani, medico legale che analizzando - tra l’altro - le foto del cadavere di Mussolini a piazzale Loreto e il verbale dell’autopsia, ha ipotizzato che Mussolini sia morto ben prima del pomeriggio del 28 aprile, il momento che storicamente viene indicato per la morte del duce, e che all’atto della morte Mussolini fosse privo di indumenti, in quanto risultati del tutto integri. Il giallo storico continua.

Paolo Moretti

Non ci sembra il caso di aggiungere commenti. Vi riportiamo solo la notizia tratta dal sito www.agi.it

MUSSOLINI: GIP, FUCILATO IN GUERRA, ESECUTORI NON PUNIBILI

(AGI) - Como, 1 ott. - Benito Mussolini fu ucciso “per ragioni inerenti alla guerra” e per questo gli esecutori non possono essere puniti. E’ la decisione presa oggi dal Giudice delle Indagini Preliminari di Como, Nicoletta Cremona, sulla morte del Duce. I legali di Guido Mussolini non si danno per vinti e fanno sapere che potrebbero ricorrere alla Corte Europea non prima di aver letto attentamente le motivazioni, riassunte in cinque pagine, che hanno indotto il Gip ad accogliere la richiesta di archiviazione avanzata dal Sostituto Maria Vittoria Isella della Procura di Como. Una archiviazione che appariva scontata ancor prima che fosse aperta l’inchiesta.
D’altronde era stato lo stesso Procuratore Capo, Alessandro Maria Lodolini, a dire neanche tanto tra le righe che l’esposto presentato dal nipote del Duce non avrebbe avuto molte possibilita’ d’accoglimento. Il Gip ha di fatto respinto l’ipotesi avanzata da Guido Mussolini che con la denuncia presentata lo scorso anno riapri’ un capitolo di storia che pareva chiuso da 62 anni. Il reato non e’ solo prescritto, ma secondo il Giudice “l’omicidio del duce - si legge nelle motivazioni di sentenza - rientra nell’ambito di applicazione di un decreto che dispone il non essere punibili tutti quegli atti considerati azioni di guerra”. Il Giudice, tuttavia, considera “argomentato e motivato” il ragionamento sostenuto dal nipote del Duce secondo il quale il nonno e l’amante, Claretta Petacci, non furono fucilati dai partigiani (la versione ufficiale) ma uccisi nel sonno (l’ipotesi dell’omicidio da parte dei servizi segreti britannici) e sottolinea che le varianti storiche non forniscono elementi che diano la possibilita’ di dedurre con certezza che si tratti di un delitto premeditato. (AGI)

Nelle prossime ore dovremmo sapere se l’inchiesta sull’uccisione di Benito Mussolini e della sua amante Claretta Petacci avrà un seguito o verrà archiviata.
Di seguito riportamo alcuni articoli pubblicati sul Corriere di Como On Line che riassumono quanto successo ed emerso negli ultimi giorni e, in particolar modo, illustrano la tesi dell’avvocato Luciano Randazzo, legale di Guido Mussolini, che attribuisce l’esecuzione ad elementi dei servizi inglesi. A suo giudizio si tratterebbe o di un delitto premeditato oppure di un delitto contro un capo di Stato, quindi, in entrambi i casi, delitti tuttora perseguibili dalla legge.
Questa tesi è avvalorata anche dalla dichiarazione di Urbano Lazzaro. Il partigiano che catturò Mussolini, nel 1995, sostenne che il Duce e la Petacci erano già morti da quattro ore quando avvenne l’”esecuzione” partigiana.

Mussolini ucciso nel sonno
La tesi è emersa ieri a Palazzo di Giustizia durante l’udienza sulla morte del capo del fascismo
Gli spari contro il Duce e Claretta Petacci a Mezzegra in casa De Maria

Benito Mussolini e Claretta Petacci dormono, in una stanza di casa De Maria a Mezzegra. La porta della loro cella si apre. Due o più persone entrano, puntano le armi e fanno fuoco. I due muoiono. Là in quella stanza e non in mezzo alla strada, di fronte a Villa Belmonte. Suggestione’ Difficile dirlo, ma di certo sono bastati pochi minuti in un’aula al pianterreno del palazzo di giustizia di Como a far traballare tutte le certezze sulla morte del Duce. Se gli ultimi minuti di Mussolini siano materia per storici oppure per magistrati lo deciderà (probabilmente lunedì prossimo) il giudice delle indagini preliminari Nicoletta Cremona. Ma un risultato il copioso fascicolo d’inchiesta, sul quale la Procura ha sollecitato l’archiviazione, l’ha già ottenuto: quello di riscrivere la storia. O, quantomeno, di metterla in dubbio.
Come tutti i gialli che si rispettano, anche quello sulla fine del Duce riserva il suo ennesimo colpo di scena quando e dove meno te l’aspetti, dopo 62 anni di versioni differenti e contrastanti e in un’aula di giustizia. Un colpo di scena degno di nota, in quanto registrato ieri mattina durante la discussione davanti al gip, nel corso dell’udienza di opposizione alla richiesta di archiviazione. Lo stesso pubblico ministero Maria Vittoria Isella, nelle sue conclusioni, ammette infatti che la tesi della fucilazione in mezzo alla strada a Giulino di Mezzegra (finora quella più accreditata e storicamente accettata) è «balisticamente» meno convincente rispetto a quella degli spari durante il sonno. E questo sulla base delle risultanze dell’autopsia sul corpo del Duce. Due gli elementi che fanno ritenere la tesi della morte nella stanza di casa De Maria più realistica: il primo riguarda il rigor mortis, più compatibile con il decesso avvenuto nel cuore della notte, piuttosto che di giorno; il secondo gli accertamenti balistici, compatibili con spari esplosi all’indirizzo di un corpo supino.
Si tratta di una novità non di poco conto, dal punto di vista storico. Ma lo stesso pubblico ministero, pur sottolineando questo aspetto, chiarisce subito che la materia non può essere considerata di competenza della magistratura. Insomma: se approfondimenti devono essere fatti, che siano compiuti dagli storici. E non dalla giustizia. Il motivo, spiega il magistrato, è squisitamente giuridico. A giudizio del pm, infatti, a dispetto dei dubbi e dei misteri tuttora esistenti sulla morte di Benito Mussolini, l’eventuale reato è già estinto. Quindi il fascicolo non avrebbe alcun senso di esistere. Due le ipotesi prese in considerazione dal pubblico ministero, Maria Vittoria Isella: il Duce e la sua compagna uccisi dai partigiani dopo un processo sommario e ancora il duce e la sua compagna uccisi da poche persone nel cuore della notte. Nel primo caso si tratterebbe di un omicidio politico, per il quale nel 1946 l’allora ministro alla Giustizia, Togliatti, concesse l’amnistia. Nel secondo caso si tratterebbe di un omicidio semplice, e non premeditato, quindi già prescritto.
Ma l’avvocato Luciano Randazzo, legale di Guido Mussolini, il nipote del Duce dal quale nasce il fascicolo d’indagine sul quale la Procura chiede l’archiviazione, è di ben altro avviso. A suo giudizio si tratta o di un delitto premeditato, e il blitz notturno nella camera da letto con relativo depistaggio ne sarebbe una dimostrazione, oppure di un delitto contro un capo di Stato, quindi - in entrambi i casi - delitti tuttora perseguibili dalla legge.
L’udienza, che si è svolta a porte chiuse in un’aula circondata dalla curiosità di presunti supertestimoni, cronisti, nostalgici e reduci della Repubblica di Salò, è durata il tempo di qualche botta e risposta.
A questo punto la parola passa al giudice delle indagini preliminari Nicoletta Cremona, la quale - come vuole la prassi - si è presa alcuni giorni per rileggersi il fascicolo e per prendere la sua decisione: archiviazione oppure supplemento d’inchiesta. Un’ipotesi, quest’ultima, che - almeno stando alle tesi del nipote del Duce - potrebbe aprire scenari da intrigo internazionale. A 62 anni il mistero è più impenetrabile che mai. Il caso non è chiuso.

Paolo Moretti
Corriere di Come On Line Venerdì 28-09-2007 15:03

«I partigiani non c’entrano, sono stati gli inglesi»
LA TESI DELL’AVVOCATO

Il fumo della sigaretta sembra indicare la scritta «Giustizia», che campeggia sopra l’ingresso del palazzo di largo Spallino. Luciano Randazzo, avvocato, scruta il cielo: «Ma piove ancora’ Sarà meglio chiamare un taxi». Poi si volta verso il collega Carlo Morganti: «Mi sembra sia andata bene. Vero’». Nuova fumata verso l’alto.
D’accordo, avvocato, sarà anche andata bene. Tutto sommato la Procura giudica convincente la tesi dell’uccisione nel cuore della notte. Ma questa è roba per storici: come la mettiamo con prescrizione e amnistia’
«Non c’è prescrizione né amnistia. Perché non si tratta di un delitto politico, bensì di un omicidio premeditato commesso da potenze straniere nei confronti di un capo di Stato».
Potenze straniere’
«Certo che sì. Mussolini è stato ucciso dagli inglesi. E il motivo è legato al famoso carteggio tra il Duce e Churchill».
Secondo voi, la condanna a morte è stata decisa a Londra e non dai comitati di liberazione nazionale’
«Guardi, non lo diciamo noi. Lo dicono i documenti. Abbiamo la certezza dell’esistenza di una lettera datata 1944, conservata nell’archivio di Stato britannico, nella quale un alto rappresentante del governo inglese inserito nel comitato di liberazione dell’Alta Italia propone a Churchill in persona l’uccisione di Mussolini. Si tratta di un documento importante perché proverebbe che l’omicidio del duce era premeditato».
La storia parla di un interessamento degli inglesi alla valigetta in cui Mussolini si dice conservasse dossier su tutti i personaggi di spicco, italiani ed esteri. Tra i vari documenti che viaggiavano con il Duce vi sarebbe stato anche il famoso carteggio con lo stesso Churchill. Quando Mussolini lasciò Villa Feltrinelli, sul Lago di Garda, questa venne perquisita dagli inglesi e fu stilato un lungo elenco dei documenti trovati. Rapporto conservato a Londra, proprio all’archivio di Stato. Lei pensa che cercassero quel carteggio’
«Certamente. Ed è per quel carteggio che decisero di uccidere il Duce».
E la tesi della fucilazione’
«Guardi, la storia di Giulino è un falso storico. I partigiani intervengono solo quando Mussolini è già morto, per portarlo a piazzale Loreto».
Luciano Randazzo spegne la sua sigaretta e si allontana. Promettendo nuovi colpi di scena. Come quelli con i quali aveva tentato di far convocare come testimoni, in aula, nientemeno che il presidente Giorgio Napolitano, il ministro Massimo D’Alema e il senatore Armando Cossutta. Richiesta respinta. Colpo di scena rimandato.

Paolo Moretti
Venerdì 28-09-2007 16:35

«La verità è nel rapporto di Togliatti»
LA FINE DI MUSSOLINI

(e.c.) «La verità sulla morte di Mussolini? Va cercata negli archivi storici inglesi». Luciano Randazzo, avvocato del nipote del Duce, Guido Mussolini, parla di certezze e non ipotesi. Lo fa riferendosi a due documenti diversi, finora mai venuti alla luce. «Il primo è certamente conservato nell’archivio storico britannico - ribadisce Randazzo - Si tratta di una lettera risalente al 1944 nella quale un esponente del governo inglese inserito nel Comitato di Liberazione del Nord Italia illustra chiaramente al primo ministro, Winston Churchill, il piano per uccidere il Duce. La rilevanza di questa lettera è chiara, ed è per questo che abbiamo chiesto alla Procura di acquisirla». Ma, a detta dell’avvocato di Guido Mussolini, un altro documento potrebbe gettare nuova luce sui giorni dell’aprile 1945. «Esiste un secondo documento - afferma Randazzo - un rapporto segreto inviato da Palmiro Togliatti a Stalin contenente la verità sull’uccisione di Benito Mussolini. Quel documento si trova ancora all’Istituto Gramsci di Roma, ma finora è stato reso inaccessibile a chiunque ne abbia fatto richiesta». Anche di questo rapporto segreto, i legali del nipote del Duce hanno chiesto l’acquisizione da parte della Procura della Repubblica. Una risposta definitiva in senso assoluto, comunque, potrebbe arrivare già lunedì prossimo, quando il giudice per le indagini preliminari, Nicoletta Cremona, deciderà se archiviare oppure no la pratica. Sul fronte più propriamente storico, i pareri sulle “novità” emerse in questi giorni sono discordi. Due in particolare i punti analizzati dagli esperti: la tesi della mano inglese nell’uccisione del Duce e l’orario stesso dell’esecuzione, che la stessa Procura ha collocato più verosimilmente la mattina del 28 aprile 1945 rispetto all’orario della storica “ufficiale”, le 16.10 dello stesso giorno. Luciano Garibaldi, giornalista e storico nonché convinto sostenitore della pista inglese - come recita il titolo di un suo fortunato libro - ha accolto con favore le valutazioni della Procura di Como. «La tesi che Mussolini sia stato ucciso la mattina del 28 aprile 1945 e non nel pomeriggio trova due riscontri importanti. Innanzitutto nella prima autopsia compiuta sul corpo di Mussolini, e poi negli ulteriori approfondimenti su quell’esame. Le risultanze sul “rigor mortis” e il fatto che nello stomaco di Mussolini non siano state rinvenute tracce di pasti consumati prima di morire inducono a pensare che il Duce sia stato ucciso prima delle 4 del pomeriggio». Garibaldi, inoltre, ribadisce la sua convinzione sull’intervento di agenti inglesi per l’esecuzione di Mussolini. «Gli inglesi - sostiene Garibaldi - volevano impedire che fossero gli americani a interrogare Mussolini, che avrebbe potuto svelare così l’accordo segreto stretto con il premier inglese per convincere Hitler a combattere tutti assieme contro la Russia sovietica». Sull’esistenza dei documenti inediti negli archivi di Londra, però, Garibaldi è scettico. «Credo che siano certamente esistiti, ma siano anche stati subito distrutti per evitare che trapelassero. Più probabile, invece, che qualche rapporto del Pci sia effettivamente ancora nascosto negli archivi degli ex comunisti». Lo storico comasco Giorgio Cavalleri condivide lo scetticismo sull’esistenza di documenti inediti, anche se non nega la possibile esistenza di tracce del famoso carteggio Churchill-Mussolini. «Qualche lettera della corrispondenza tra i due può sicuramente esistere, ma potrebbero essere missive antecedenti il periodo della Seconda guerra mondiale, quando Churchill era già un politico inglese importante ma non certo con il potere degli anni successivi». Ciò che Cavalleri non condivide è la tesi sulla pista inglese. «Non credo proprio a soluzioni radicalmente diverse da quelle tramandate negli anni. In coscienza ho sempre pensato che a uccidere Mussolini sia stato Michele Moretti, “Pietro”, che pure non ha mai rivelato nulla ufficialmente».

Corriere di Como On Line Sabato 29-09-2007 15:04

Riportiamo integralmente un articolo pubblicato ieri sul Corriere di Como On Line. L’articolo riporta le parole di Ernesto Volontè il pensionato comasco che ha deciso di raccontare la ’sua’ verità sulla morte del Duce e della Petacci.

«Macché morta. È viva e abita in Valtellina, dalle parti di Sondrio». Che la partigiana ‘Gianna’ non sia stata uccisa, contrariamente a ciò che racconta la storia, è Ernesto Volontè, 72 anni, comasco, il ’supertestimone’ che ha deciso di raccontare la ’sua’ verità sulla morte del Duce. «Io ho la certezza che la Gianna sia viva e so che alcuni mesi all’anno vive vicino a Sondrio, sotto falso nome. Mi risulta che paghi anche l’Ici. Alcuni anni fa l’ho vista di persona, era a braccetto con un altro ex partigiano». Poi spiega: «Io penso che Claretta Petacci sia stata uccisa da lei. Ma è una supposizione».

Il 27 settembre si fa sempre più vicino. E’ la data in cui il giudice per le udienze preliminari del tribunale di Como, Nicoletta Cremona, dovrà decidere se si dovrà fare un processo per la morte di Benito Mussolini e della sua compagna Clara Petacci.

Intanto mercoledì 12 settembre, un pensionato si è presentato al palazzo di giustizia di Como e ha depositato una memoria scritta sui fatti del 27 e 28 aprile 1945. L’uomo, che ha dichiarato di non aver parlato finora in quanto minacciato di morte, sostiene di essere un testimone diretto della cattura del Duce.

Infatti, pare che il misterioso testimone, all’epoca bambino, si trovasse su una barca a Dongo sul lago di Como e abbia assistito alla cattura di Mussolini che viaggiava su una colonna tedesca fermata dai partigiani. Il racconto dell’uomo sembra alimentare dubbi sulla versione “ufficiale” dei fatti riguardo il luogo e la data esatta dell’esecuzione.

Il testimone parla anche parla di preziosi, ori e diamanti che viaggiavano sul convoglio del Duce e che sarebbero fatti sparire subito dopo lo stop imposto dai partigiani. Si delinea l’ipotesi che molti pensano e che nessuno, in Italia, ha il coraggio di riferire per paura di ritorsioni: “l’eliminazione di Claretta potrebbe essere stata decisa per chiudere la bocca ad un testimone che avrebbe potuto raccontare dell’appropriazione indebita di un immenso tesoro appartenente agli italiani”.

Le vicende del cadavere del Duce sono ricostruite nel libro di Fabio Bonacina “La salma nascosta. Mussolini dopo Piazzale Loreto da Cerro Maggiore a Predappio (1946-1957)” edito da Vaccari. La prima edizione del libro risale al 2004 e la seconda esce ora in occasione del cinquantenario dell’inumazione. Bonacina non solo si è basato su fonti dell’epoca ma ha raccolto molte testimonianze in presa diretta tracciando il percorso tormentato dei miseri resti di Mussolini fino alla sepoltura a Predappio.
Riportiamo, di seguito, la presentazione del volume tratta dal sito della Vaccari.

Dove finì la salma di Benito Mussolini dopo piazzale Loreto?
Per undici anni tra 1946 e 1957 la Repubblica italiana lo celò a nemici e nostalgici, utilizzando il convento dei frati cappuccini di Cerro Maggiore, in provincia di Milano. Nel libro “La salma nascosta”, realizzato in collaborazione con il Comune, l’autore, Fabio Bonacina, ricostruisce l’intera vicenda.
Auto rubate, mezzi della polizia con targhe false, medium e sedute spiritiche, antiche tombe utilizzate come depositi provvisori, pagine di registri ecclesiastici strappate, denaro contraffatto. E poi, le ipotesi o le “certezze”, sparate a tutta pagina dai giornali ma in seguito rivelatesi errate. Tutto questo attorno ad una salma famosa. Sembrerebbe un bel racconto giallo se non fossero, invece, la cronaca e la storia di quanto rimase di Benito Mussolini, all’indomani della Liberazione.

Guido Mussolini, figlio di Vittorio Mussolini e nipote del Duce, non si arrende. Come poteva essere altrimenti? Buon sangue non mente! Secondo lui, l’uccisione di Benito Mussoline e Claretta Petacci, è un omicidio comune e non un’esecuzione di Stato.

Il Pm Maria Vittoria Isella mesi fa ha studiato il fascicolo ed è arrivata ad una conclusione scontata: l’archiviazione. Guido Mussolini non si è trovato d’accordo e si è opposto. L’opposizione è stata accolta.

Il prossimo 27 settembre, nel in tribunale di Como, si affronterà il caso Mussolini. Non è ancora un processo vero e proprio ma una prima udienza conseguente l’istanza di opposizione.
Toccherà poi al giudice per le udienze preliminari Nicoletta Cremona decidere se si dovrà fare un processo vero e proprio o no.

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